Stampa additiva: cambia non solo il risultato, ma lo stile stesso della progettazione.

Dagli esperti di SolidWorld cinque consigli per sfruttare meglio il potenziale della stampa 3D.

La stampa additiva è uno strumento rivoluzionario nel mondo della progettazione, ma per i professionisti del settore non significa solo avere uno strumento per stampare in modo più veloce e meno costoso un prototipo che hanno progettato. È il primo passo, certo, ma sarebbe riduttivo, data la qualità delle tecnologie oggi a disposizione.

SolidWorld Articolo_Stampa_Additivaè l’azienda di riferimento in Italia per quanto riguarda la vendita ma soprattutto la consulenza relativa a SOLIDWORKS (il software di progettazione 3d più diffuso) e ha nella formazione sul software uno dei suoi valori aggiunti.  Il fatto che faccia parte di THE3DGROUP, un gruppo che raccoglie undici aziende che coprono tutte le fasi della filiera 3D per la manifattura, compreso il mondo della stampa, consente agli esperti di SolidWorld di guardare alle cose non come due momenti distinti ma fortemente integrati.  Spiega Davide Colleoni, Application Engineer di SolidWorld: parte della nostra attività consiste nel far capire come la fase stessa della progettazione può e deve cambiare per sfruttare al massimo i nuovi strumenti di stampa a disposizione. Il programma spesso non dà indicazioni, lascia che l’esperienza del progettista lo porti a imparare. Noi invece cerchiamo di aiutarlo in anticipo, per evitare che rinunci a opportunità nuove per mancanza di tempo o dia la colpa al cattivo funzionamento della stampante nel caso in cui i risultati non siano quelli sperati.

Ad esempio, partiamo da una cosa banale, ma su cui spesso non ci si ferma a riflettere: la direzione della stampa. Un pezzo non si stampa a discrezione, ma in funzione delle forze a cui sarà sottoposto una volta installato. La stampa 3D procede per stratificazione, quindi la resistenza di un singolo strato sarà maggiore rispetto a quella fra strati. Questo significa che se devo stampare un gancio, lo farò in orizzontale, perché poi sarà sottoposto a una maggiore sollecitazione in verticale.

A livello di progettazione va data molta attenzione ai cosiddetti raggi di raccordo. “A seconda del materiale che usi o della tipologia di macchina FDM, il “filo” che viene colato avrà un determinato spessore. Se progettiamo raggiature molto piccole rispetto al filo, rischiamo che l’oggetto abbia una superficie scalettata, cosa che non avviene se si progettano raggiature più ampie.

Una delle maggiori novità della stampa 3D è la possibilità di stampare in azienda non solo piccole parti da montare, ma “assiemi” già assemblati. A livello pratico è un vantaggio fondamentale, che riduce i tempi e le difficoltà di montaggio, soprattutto in caso di parti piccole. A livello progettuale questo implica che è necessario “lasciare aria” tra le parti dell’ingranaggio, così che i pezzi poi si possano muovere. Nella stampa,  la macchina riempie gli spazi vuoti con del  materiale di supporto,  che viene sciolto durante il lavaggio. Non ci sono regole specifiche, serve un occhio allenato e la giusta esperienza per valutare quando gli spazi consentono il movimento e quando quel movimento diventa eccessivo.

Inoltre bisogna ricordare che, nonostante le stampanti vengano fornite con una macchina chiamata “lavatrice” che scioglie il materiale di supporto, nicchie troppo piccole, o addirittura cavità isolate, impediscono che il lavaggio sia efficace e tutto il materiale di supporto venga tolto.

“Una cosa che spesso ci troviamo a ricordare è che non si può stampare tutto, solo perché è fisicamente possibile. Ad esempio, consigliamo ai nostri molti clienti che producono oggetti di design, di evitare le “geometrie lollipop”, quelle in cui una parte è molto più grande del resto (come, appunto, i lecca lecca). Anche se la stampante le crea, sono inevitabilmente fragili. Per questo è utile in fase di progettazione ideare qualche tipo di geometria di raccordo che ridistribuisca le forze in campo.

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